Milano Cortina 2026. Malagò: partiti con il piede giusto.

Milano Cortina 2026. Malagò: partiti con il piede giusto.

Un Seminario per lanciare la volata all’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali 2026. Milano Cortina ha vissuto 2 giorni di approfondimenti, riflessioni e spunti destinati ad accompagnare la lunga marcia che condurrà all’evento a cinque cerchi.

 

La seconda giornata, dell’appuntamento organizzato dal CIO in collaborazione con il CONI, il CIP e gli Enti territoriali coinvolti, si è aperta con la vision sui Giochi Paralimpici, tavola rotonda moderata dal giornalista della Gazzetta dello Sport Claudio Arrigoni e impreziosita dalla presenza del Presidente del CIP, Luca Pancalli, della campionessa paralimpica, Francesca Porcellato, dal Direttore Europeo della Nielsen Sport, Marco Nazzari e dal CEO dell’IPC, Mike Peters. Pancalli e la Porcellato hanno ricordato l’importanza del concetto di inclusione realizzata attraverso lo sport nella sua forma più autentica. Pancalli: “Il nostro è uno dei più importanti comitati paralimpici al mondo, penso che abbiamo costruito una macchina diventata una fuoriserie e dobbiamo dare risposte a milioni di persone. Milano Cortina può mettere in moto un processo di amplificazione per coinvolgere e raggiungere, è uno straordinario strumento di crescita per il Paese”. Mike Peters ha portato la sua testimonianza: “Quando ho partecipato alla prima edizione dei Giochi ho visto Pelè lanciare la monetina, ho capito quanto lo sport paralimpico fosse da prendere sul serio e si dovesse sentire importante. Ora tanti atleti hanno strutture fisiche imponenti, grazie allo sviluppo del movimento. Mio padre ha la distrofia muscolare, che all’inizio lo penalizzava, ma quando ha visto i primi Giochi Paralimpici ha avuto un moto d’orgoglio e ha deciso di accettare la carrozzina e di mettersi in gioco con entusiasmo”.

 

La scena poi è stata tutta per l’olimpionica dello short track, Arianna Fontana, portabandiera a PyeongChang 2018, e Giorgio Rocca, ex sciatore azzurro 3 volte medagliato mondiale, intervistati dal Caporedattore sportivo de La Stampa, Paolo Brusorio. Arianna Fontana: “Ho tanti ricordi dei Giochi, il migliore è quello dopo i 500 metri di PyeongChang: ho parlato con i miei genitori, li ho visti piangere, mamma era senza parole. Tremo ancora se ci penso. I Giochi sono per sempre, uniscono la gente. Ti fanno entrare nella storia. Sono sicura che i Giochi siano una grande opportunità, è qualcosa che va oltre. Tante persone verranno in Italia e apprezzeranno la nostra ospitalità. Non so cosa farò nel 2026, potrei partecipare in modo attivo all’organizzazione. Ricordo ancora le emozioni di Losanna, ho vissuto l’ora più lunga della mia vita. Abbiamo pianto, riso, ci siamo abbracciati al momento dell’assegnazione. Sono sicura che i nostri Giochi metteranno al centro gli atleti, lasciando una grande legacy al Paese”. Rocca e i suoi ricordi: “Le Olimpiadi sono l’emozione che ti blocca, che ti avvolge. I Giochi ti mettono in connessione con il mondo, annullano ogni diversità. Ho partecipato a Torino 2006, so quanto sia fantastico ospitare un evento del genere nel nostro Paese. È un’occasione per avvicinare i giovani allo sport e per migliorare il Paese attraverso il nostro movimento. Sarebbe bello vedere bambini che praticano, questo è un evento che sa fare la differenza”.

Il microfono è passato poi a Cristophe Dubi, Direttore Esecutivo dei Giochi Olimpici del CIO, a Yannis Exarchos, CEO del Broadcast Olimpico ed Erika Pallhuber, Segretario Generale del Campionato del Mondo di biathlon 2020 per parlare di engagement legata al mondo olimpico. Dubi: “La comunicazione consiste nel dire qualcosa, pensiamo che attraverso i Giochi noi possiamo cambiare positivamente la vita delle persone grazie allo sport. Pensiamo all’eccezionalità di quello che avviene durante l’evento. Dobbiamo far sì che il coinvolgimento avvenga il primo possibile. Gli atleti sono il fulcro e i Giochi possono essere un volano di ispirazione fondamentale, nelle scuole e in molti contesti giovanili. Si può mixare lo sport, con la musica e tanti altri elementi può far diventare tutto molto più interessante. Bisogna usare tutto il bello del Paese per far volare i Giochi, sfruttando l’energia positiva che li caratterizza”. Exarchos: “Subito dopo Rio è stata riconosciuta la necessità di continuare con i livelli di interazione con tutto il pubblico. Nei Giochi lo sport è un valore che va replicato sempre, non solo durante l’appuntamento. C’è l’economia dell’attenzione e i giovani ci sono vicini grazie al mondo digitale, attraverso i canali che stanno crescendo tanto e questo è il cuore che ci fa lavorare ogni giorno. Usiamo tutti gli strumenti tecnologici possibili perché è il mezzo per una connessione costante che ci permette anche di intercettare le tendenze e i gusti. Non abbiamo pagine solo sulle stelle ma lanciamo sfide, come quella che coinvolge gli atleti per chiedere le loro opinioni su diversi aspetti. Non deve diventare una competizione tra sport e mondo digitale ma una sfida congiunta. Ci sono tanti strumenti ed è importante fare squadra. Gli atleti possono fare molto e noi altrettanto valorizzando i loro racconti, le loro storie”. Pallhuber: “Anterselva vive di sport, abbiamo un dialogo sempre aperto con la comunità, lavoriamo molto con i social, accettiamo domande e diamo risposte funzionali a un rapporto trasparente. Gli spettatori li facciamo sempre sentire parte dell’evento. Questo permette di promuovere la popolarità del biathlon, che negli ultimi anni ha ottenuto tra l’altro risultati importanti e questo ha rappresentato una grande sfida. Oggi lo sport deve essere non solo una gara ma una festa”.

 

Le Considerazioni finali, l’ultimo contributo, è stato affidato alle parole del Presidente del CONI, Giovanni Malagò, dell’Ad di Milano Cortina 2026, Vincenzo Novari e di Sari Essayah, Responsabile della Commissione di Coordinamento dei Giochi 2026. Novari: “Dobbiamo rimanere tutti uniti. Le competenze che albergano a Losanna e quelle sui territori sono punti di riferimento. Il terzo aspetto è ora per allora. Stiamo costruendo qualcosa che avrà il suo apice nel 2026, il cuore del progetto, ma i Giochi non devono rimanere confinate in quelle 3 settimane. L’evento sarà solo l’apice, poi la legacy dovrà essere duratura nel tempo”. Malagò: “Ciò che mi ha colpito di più è stato il ragionamento di Dubi, ha fatto una risonanza magnetica dell’obiettivo che ci caratterizzerà da oggi alle Paralimpiadi del 2026. Non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare i tempi, di essere pronti e reattivi per rispettare il timing. I Giochi si svolgono in quelle settimane del 2026 ma il progetto nasce subito, avendo chiari i compiti e gli obiettivi per arrivare a concretizzare un appuntamento speciale. Dobbiamo mettere a sistema la spinta che arriva dal Paese. Mi sembra che la partenza, grazie a questo importante evento, sia stata buona”. Essayah: “Abbiamo condiviso opinioni e riflessioni, sono molto contenta di aver partecipato, si tratta di un buon trampolino per il futuro e per creare un progetto all’altezza dell’entusiasmo che ho percepito. Non dobbiamo mai dimenticare i nostri valori e gli atleti, il fulcro di tutto. Sono orgogliosa di far parte di questa grande squadra, viva l’Italia”.

(Foto Mezzelani GMT Sport)

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