L’archivio del Vajont rimarrà a Belluno, l’ufficialità arriva dal Ministero

L’archivio del Vajont rimarrà a Belluno, l’ufficialità arriva dal Ministero

«Coltivare la memoria significa rispettare la sensibilità dei territori, in particolare di superstiti, sopravvissuti e di un’intera comunità che affonda le sue radici nel disastro del Vajont e nella rinascita – dolorosa e complicata – che ne è seguita. La notizia di oggi è un ottimo modo per continuare a coltivare la memoria». Lo dice il sindaco di Longarone Roberto Padrin, commentando la conferma arrivata dal Ministero del fatto che i fascicoli processuali del Vajont rimarranno a Belluno, conservati nell’Archivio di Stato, e non dovranno tornare all’Aquila.
«Si conclude un lungo lavoro portato avanti dalla Fondazione Vajont, dal Comune di Longarone e dall’Archivio di Stato di Belluno. Una sinergia che ha prodotto non solo le condizioni per far sì che le carte del Vajont rimanessero sul territorio, anche fisicamente vicino chi quel disastro l’ha subito e vissuto sulla propria pelle, ma anche il tessuto culturale per creare una rete istituzionale utile a coltivare e tramandare la memoria».
La conferma è arrivata dal sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che il sindaco Padrin aveva incontrato qualche giorno fa a margine delle cerimonie di Cima Grappa. «Sono state rispettate le volontà di Longarone e anche del presidente Mattarella. Credo anzi che questa decisione sia figlia non solo del lavoro congiunto del territorio ma anche delle cerimonie del 9 ottobre, durante le quali proprio il Capo dello Stato aveva espresso una posizione netta in tal senso, dicendo che “Quel che attiene alla memoria deve essere conservato nel luogo dove il disastro è avvenuto”» continua il sindaco Padrin. «Tra qualche settimana la digitalizzazione delle carte processuali, quindi una copia dei documenti, sarà a disposizione di tutti sul portale del Ministero».
«Le carte rimarranno a Belluno – conclude Padrin -. E questo, come avevo avuto modo di dire qualche mese fa, è fondamentale per coltivare la memoria del disastro e prendersi cura anche emotivamente di chi il disastro l’ha subito, perché sulle carte processuali, fatte di immagini e atti ufficiali, la comunità di Longarone ha un punto di riferimento, un appiglio, quasi una bussola con cui orientarsi».

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