“SILENZIOSE TRAME”: AL LAGAZUOI EXPO DOLOMITI LA NATURA FERITA SI TRASFORMA IN ARTE

“SILENZIOSE TRAME”: AL LAGAZUOI EXPO DOLOMITI LA NATURA FERITA SI TRASFORMA IN ARTE

C’è un piccolo insetto che negli ultimi anni è diventato il simbolo di una delle più profonde trasformazioni che stanno interessando le foreste alpine. È il bostrico tipografo, il coleottero che, favorito dagli effetti della tempesta Vaia e dai cambiamenti climatici, ha trovato condizioni ideali per proliferare, modificando il volto di milioni di abeti nelle Dolomiti. Oggi quelle stesse cortecce, segnate dalle intricate gallerie lasciate dal parassita, diventano materia d’arte e strumento di divulgazione scientifica nella mostra “Silenziose Trame. Le intricate gallerie del bostrico tipografo” dell’artista Silvia Canton, che sarà inaugurata il 18 luglio al Lagazuoi Expo Dolomiti, a 2.732 metri di quota e visitabile gratuitamente fino al 6 settembre.

Dietro quelle cortecce non c’è soltanto il segno lasciato da un insetto, ma una storia che riguarda il futuro delle nostre montagne. La mostra nasce infatti con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sugli effetti che il cambiamento climatico e gli eventi estremi stanno producendo sugli ecosistemi forestali, invitando a guardare con maggiore consapevolezza un fenomeno che interessa da vicino il patrimonio naturale delle Dolomiti. Attraverso il linguaggio dell’arte, la mostra trasforma una delle emergenze ambientali più significative degli ultimi anni in un’occasione di conoscenza e riflessione collettiva, rendendo visibile ciò che spesso rimane nascosto sotto la corteccia degli alberi.

“Silenziose Trame” è un progetto che mette in dialogo linguaggi diversi. L’arte contemporanea incontra la ricerca scientifica per raccontare un fenomeno che sta cambiando il paesaggio montano e per offrire al pubblico una nuova chiave di lettura del rapporto tra uomo e natura. Da oltre tre anni Silvia Canton raccoglie personalmente nei boschi del Bellunese e del Trentino le cortecce degli alberi colpiti dal bostrico o le recupera nelle segherie dove arrivano i tronchi infestati. Materiali destinati naturalmente a deteriorarsi vengono sottoposti a un lungo lavoro di disinfestazione, pulitura e consolidamento per essere poi trasformati in opere pittorico-scultoree attraverso l’utilizzo della foglia simil oro-argento e altri interventi artistici. Quello che normalmente rappresenta uno scarto diventa così memoria e testimonianza di un ecosistema in trasformazione.

«In qualità di artista, ricomporre questo legno e permettere che venga tramandato è un atto doveroso. Le cortecce che raccolgo nei boschi sono destinate a deteriorarsi, ma raccontano una storia che appartiene a tutti noi. Trasformarle in opere significa conservarne la memoria e dare voce a un paesaggio che sta cambiando, affinché possano nascere una riflessione e una nuova consapevolezza sull’imprescindibile legame tra uomo e natura» spiega l’artista Silvia Canton.

Il progetto si distingue anche per il forte impianto scientifico che accompagna il percorso espositivo. Testi, immagini e contributi di studiosi e divulgatori approfondiscono il fenomeno del bostrico e le conseguenze che gli eventi climatici estremi stanno producendo sugli ecosistemi forestali, sottolineando l’importanza del connubio tra arte e scienza come strumento di divulgazione che trasforma la visita in un’esperienza di conoscenza oltre che di contemplazione artistica. Tra questi figura il video prodotto da L’Altramontagna, “Viaggio attraverso i boschi colpiti dal bostrico”, di Luigi Torreggiani e Pietro Lacasella e il loro saggio “Sottocorteccia” (People-2024). All’inaugurazione interverrà il professor Massimo Faccoli, docente del Dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova tra i principali studiosi italiani del bostrico tipografo, che accompagnerà il pubblico nella lettura scientifica di un fenomeno oggi centrale per la gestione delle foreste alpine. La sua presenza   rafforza la natura interdisciplinare del progetto, costruito proprio sull’incontro tra arte e ricerca. Tra i partner anche la Fondazione Silla Ghedina nata per valorizzare il patrimonio culturale, storico, scientifico e ambientale di Cortina d’Ampezzo e della Regione Dolomitica.

Le opere di questa ricerca sono state esposte nella mostra “L’ amore finisce dove finisce l’erba. Dopo Vaia, il bostrico tipografo”, a cura di Martina Cavallarin con Antonio Caruso e l’organizzazione di Techne Art Service presso Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel dicembre 2025. Dal 3 al 26 luglio 2026, saranno esposte nella personale dell’artista “ORO”, a cura di Martina Cavallarin con Antonio Caruso, Evento Speciale del Padiglione della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia,  presso il quale l’artista è stata invitata ad esporre con una compagine di artisti internazionali nel progetto “Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation” a cura di Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin.

Ora il progetto, con il Patrocinio del Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova e del Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova (TESAF) approda al Lagazuoi Expo Dolomiti, luogo che per posizione e vocazione culturale rappresenta il contesto naturale di questa riflessione. «Lagazuoi Expo Dolomiti nasce per raccontare la montagna contemporanea attraverso linguaggi diversi. Ospitare un progetto che unisce arte e scienza significa offrire al pubblico nuovi strumenti per comprendere le trasformazioni che stanno interessando le Dolomiti e il loro patrimonio forestale», sottolinea Stefano Illingideatore del Lagazuoi Expo Dolomiti.

Come osservano ed evidenziano i testi che arricchiscono e fortificano il percorso espositivo, scritti da Martina Cavallarin, critico d’arte, curatrice e saggista, da Raffaele Cavalli, Emanuele Lingua e Massimo Faccoli,professori dell’Università di Padova, da Luigi Torreggiani giornalista forestale e Pietro Lacasella antropologo divulgatore, «il bostrico non è soltanto un insetto che colpisce gli abeti, ma il segnale di ecosistemi che stanno cambiando rapidamente. Portare questo tema fuori dagli ambiti scientifici e dentro un progetto artistico significa contribuire a una maggiore consapevolezza collettiva».

Da Venezia, le opere tornano così idealmente nei luoghi da cui hanno avuto origine. Le gallerie scavate dal bostrico, normalmente considerate il segno di un bosco che soffre, diventano. attraverso l’arte. una memoria da conservare e un invito a interrogarsi sul futuro delle foreste dolomitiche.

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