AURONZO TRE CIME. DAI DINOSAURI AI MAMMUT, LA STORIA CONTINUA.

AURONZO TRE CIME. DAI DINOSAURI AI MAMMUT, LA STORIA CONTINUA.

Prosegue, con un nuovo avvincente capitolo, il viaggio nella preistoria sulle Dolomiti Cadorine.

L’esposizione, promossa dal Comune di Auronzo di Cadore e curata dal paleontologo Simone Maganuco, si sviluppa lungo il Lago di Santa Caterina e al Museo di Palazzo Corte Metto ad Auronzo di Cadore: un tuffo nel passato, tra Cretaceo e Pleistocene, per approfondire l’estinzione dei dinosauri e la supremazia di nuove specie, i mammiferi, fino ad arrivare alle grandi faune dei periodi glaciali come le tigri dai denti a sciabola, i bradipi giganti, gli orsi delle caverne, i mammut lanosi e molti altri esemplari, alcuni dei quali popolarono anche le Prealpi Venete.

Un nuovo tuffo nella preistoria, in un’area che rappresenta un eccezionale scrigno di reperti paleontologici (risalenti soprattutto al Triassico e alla fine del Pleistocene): nell’estate 2026, dal 27 giugno al 30 settembre, ad Auronzo di Cadore (Belluno) la mostra “Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua” scrive il secondo capitolo di un percorso, inaugurato nel 2025, dedicato alla scoperta delle grandi epoche geologiche e degli animali che ne furono protagonisti, con l’opportunità di incontrarli a grandezza naturale.

“Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua” è promossa dal Comune in collaborazione con la Magnifica Comunità di Cadore e il Comune di Danta di Cadore, la ditta Geomodel Srl e il team di Dinosauri in Carne e Ossa, ed è curata dal paleontologo Simone Maganuco. Sequel dell’esposizione “All’alba delle Tre Cime – I dinosauri”, che nel 2025 ha attirato oltre 7 mila visitatori, il nuovo percorso nei mesi estivi si svilupperà sul lungolago, dove saranno dislocate le riproduzioni a dimensione naturale dei grandi mammiferi del Pleistocene (una ventina in tutto), e al Museo di Palazzo Corte Metto, dove si potranno trovare numerosi spunti di approfondimento. L’obiettivo è approfondire i temi dell’impatto degli eventi catastrofici sull’evoluzione della vita, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e del rapporto tra uomo e fauna, con due focus su argomenti che hanno un legame con il presente: la domesticazione del lupo e l’origine del cane da un lato, e le estinzioni recenti di origine antropica (ad esempio quelle del dodo, del tilacino, del lemure gigante) dall’altro.

Il concept. La mostra illustra la transizione dai rettili “mammaliani” ai primi mammiferi, la loro lunga coesistenza all’ombra dei dinosauri e il successivo predominio, dopo l’estinzione di fine Mesozoico, che ha portato alla scomparsa dei grandi rettili, rappresentati dal celebre T. rex.

Al Museo di Palazzo Corte Metto si approfondiscono le origini dei mammiferi, passando in rassegna l’evoluzione dai sinapsidi ai primi mammiferi, gli adattamenti chiave (termoregolazione, dentizione, cura parentale) e la convivenza con i dinosauri. Qui sarà esposto anche il frammento di una zanna di mammut, ricevuto in prestito dal Museo di Danta di Cadore.

La sezione esterna sul lungolago, invece, sviluppa in uno splendido contesto panoramico il tema della radiazione adattativa dei mammiferi durante le glaciazioni, ovvero quel processo che ha permesso lo sviluppo di diverse specie a partire da un antenato comune: qui si può incontrare l’indricoterio, il più grande mammifero di terraferma, la megafauna del Pleistocene americano (tigre dai denti a sciabola, armadillo gigante, bradipo terricolo) e la fauna europea e italiana dell’era glaciale (mammut lanoso, bisonte, cervo megacero).

Il dialogo con il territorio. Nel Pleistocene l’area del Cadore e delle Dolomiti Bellunesi fu fortemente modellata dall’espansione dei ghiacci e solo con il ritiro dei ghiacciai, circa 12 mila anni fa, l’ambiente divenne ospitale, permettendo la frequentazione umana e la conservazione di importanti reperti geologici e preistorici. I “giganti dell’Era Glaciale” comparvero e vissero nelle valli prealpine: tra le specie più iconiche spiccano il mammut lanoso (ne sono stati rinvenuti alcuni resti nell’Alta Marca Trevigiana), il rinoceronte lanoso (territorio veronese), l’orso delle caverne (Colli Berici e Monti Lessini), il megalocero (cervo gigante, Colli Berici e bacino del fiume Brenta), il leone delle caverne (depositi alluvionali del Po) e il bisonte delle steppe (Colli Berici e bacino del fiume Po), animali che si potranno ammirare ad Auronzo di Cadore, accanto ad altri che popolarono altre aree del mondo, come i bradipi giganti e le tigri dai denti a sciabola.

Il Veneto si conferma uno straordinario laboratorio per lo studio dei grandi cambiamenti climatici e geologici del Pleistocene, che hanno trasformato la regione passando dalle valli alpine, modellate dalla presenza dei ghiacciai, alla pianura attuale e all’area lagunare, che presero il posto di una vasta tundra abitata da grandi mammiferi e da uomini: un’evoluzione che ha consegnato un patrimonio fossile e archeologico di rilevanza mondiale.

Il taglio del nastro. La mostra inaugurerà sabato 27 giugno alle 11.00, nei pressi dello chalet Stella Alpina al Lago di Auronzo. Per presentare l’iniziativa interverranno il sindaco del Comune di Auronzo Dario Vecellio Galeno, la vicesindaco Daniela Larese Filon e i rappresentanti della Magnifica Comunità di Cadore e del Comune di Danta di Cadore, seguirà un piccolo rinfresco e la possibilità di visitare le installazioni sul lungolago.

Auronzo Tre Cime. Dai dinosauri ai mammut, la storia continua

Auronzo di Cadore (Belluno)

27 giugno – 30 settembre 2026

Museo di Palazzo Corte Metto

dal lunedì alla domenica 10.00/12.30 e 16.00/19.30;

Ingresso a pagamento (biglietto intero euro 5 e ridotto euro 3)

Lago di Santa Caterina

dal lunedì alla domenica, tutto il giorno

ingresso gratuito

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