27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

“La memoria ci sostiene e ci guida nella scelta del bene contro il male, ci indica la strada per essere giusti, come coloro che hanno combattuto ed aiutato il popolo degli oppressi”.

Con queste parole il Prefetto di Belluno, Adriana Cogode, ha voluto portare il suo saluto alle autorità e agli studenti degli istituti scolastici Renier, Ricci e Segato di Belluno, presenti alla cerimonia che si è tenuta oggi, a Palazzo dei Rettori, in occasione del Giorno della Memoria.

L’impegno a non dimenticare ciò che è avvenuto, affinché non accada mai più, è stato il filo conduttore di un evento che ha visto come protagonisti, grazie ai loro progetti sul tema della Shoah, i ragazzi della Consulta degli Studenti di Belluno, del liceo Renier e delle scuole secondarie di primo grado Ricci.

“Non possiamo e non dobbiamo dissipare, per indifferenza, ignoranza o, peggio ancora, arroganza – ha sottolineato il Prefetto – l’incubo della Shoah, con il quale doverosamente dobbiamo convivere quale monito per non abbassare la guardia, per saper riconoscere anche in tanti altri pericoli l’incombenza della prevaricazione e dell’odio, il rischio del male che si annida nelle intolleranze, nella xenofobia, nel razzismo, nella folle idea di una superiorità rispetto all’altro al punto da autolegittimarsi in azioni di violenza fisica, psichica e sociale.

La memoria della Shoah è necessaria perché è necessario essere richiamati alle proprie responsabilità ed all’impegno affinché i valori della vita, dell’eguaglianza, della libertà prevalgano sempre su ogni forma di contaminazione verso il male”.

Nel richiamare la Costituzione ed il principio di uguaglianza previsto dall’art. 3, il Prefetto si è soffermato sulla sofferenza delle donne e delle madri i cui figli sono stati strappati dai carnefici nazisti.

Il Direttore dell’ISBREC, Enrico Bacchetti, ha poi tracciato un quadro di quei tragici anni con uno sguardo particolare alla provincia di Belluno, dalla quale furono deportati nei campi di prigionia nazifascisti circa 1.000 civili sul totale dei 30.000 che si registrarono a livello nazionale.

La cerimonia è proseguita con la toccante “orazione civile” del giornalista Pierluigi Svaluto Moreolo che, intervallato dai brani eseguiti dai ragazzi del Liceo Renier e della scuola media Ricci, ha ripercorso alcuni drammatici momenti legati alla Shoah e messo in guardia dai pericoli che, oggi, si annidano dietro ogni forma di discriminazione.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che il Prefetto ha richiamato l’attenzione degli studenti presenti in sala, evidenziando come “occorra impegnarsi per diventare attivamente custodi di una ricchezza assoluta, consci di dover assegnare al concetto di libertà un valore universale, capaci di intercettare le insidie che nella società contemporanea si annidano camuffate a volte dal benessere, dal qualunquismo, dall’apparente tranquillità di un vivere egoistico e indifferente. A ciò si aggiungano le cicliche crisi economiche ed occupazionali, il rischio della povertà, le incertezze verso il futuro, fenomeni sociali e contingenti che potrebbero trovarci sopraffatti e indifesi.

Occorre rinnovare allora la fierezza della dignità umana, ritrovare negli ideali della democrazia, nel rispetto delle regole, nell’impegno fermo e responsabile delle Istituzioni, nei solidi principi dettati dalla Costituzione, nella giustizia sociale, le energie e la fiducia per superare disagi e difficoltà.

La nostra «guerra» oggi va combattuta per continuare ad affermare, contro i pericoli nella società contemporanea, la forza e la bellezza dell’essere umano e della sua natura libera. E le «armi» per difendere la democrazia sono la conoscenza, la coscienza civica e collettiva, la legalità, l’uguaglianza. Armi da usare contro il nemico più pericoloso: l’indifferenza”.

Nel corso della cerimonia sono state infine consegnate, alla presenza dei Sindaci di Auronzo di Cadore e Ponte nelle Alpi, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Belluno e del Commissario Prefettizio di Lozzo di Cadore, le medaglie d’onore ai familiari dei cinque bellunesi di seguito indicati, internati nei campi di prigionia: Bombassei Vettor Tomaso; Fagherazzi Luigi; Poclener Giovanni; Trevisson Gioachino; Trevisson Luigi.

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